Fabio Viale: l’’insostenibile leggerezza del marmo

Fabio-Viale

Il marmo è da sempre la sfida dello sculture: è bellissimo, perfetto, difficile, freddo, pesante, esigente. Fabio Viale, scultore… cuneese classe 1975, da sempre sceglie di confrontarsi con questo materiale proponendosi di vincerne la naturale resistenza. E allora il marmo diventa un pop corn gonfio e invitante, un fluttuante velo di carta igienica, un palloncino dalla superficie tesa di aria, un sacchetto di carta per la spesa. Ma Viale fa di più e si integra con queste opere che diventano occasioni performative.

David (mano), 2008 marmo bianco 55 x 28 x 25 cm

David (mano), 2008 marmo bianco 55 x 28 x 25 cm

In una delle sue performance più note una barchetta bianca pilotata da un bel giovane dai capelli scuri e gli occhi intensi naviga pacifica sulle acque del Tevere. La barca è di marmo e pesa 600 chili (Ahgalla, 2002), dotata di un motore fuori bordo e il capitano è lo stesso Viale che in un’altra occasione, ha spinto la replica in marmo bianco di Carrara di uno pneumatico dal peso di una tonnellata per le vie di Torino (Opera Rotas, 2005). L’abilità tecnica dello scultore gioca con l’’ambiguità del peso, con la quotidianità degli oggetti rappresentati, di contro a una tradizione che vuole il marmo impiegato solo per monumenti e soggetti importanti.

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Sono una storica dell'arte, studio i tessuti antichi, la storia della moda, del costume e del gusto. Insegno da 6 anni queste discipline. Seguo i giovani talenti che nascono, crescono e prendono il volo. GlitMagazine è il luogo dove tutte queste esperienze si uniscono nella mia vera passione, la scrittura.

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